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Nella struttura carceraria di Johannesburg i corsi del Peace Education Program – Scoprire la pace (PEP) si svolgono dall’agosto 2013. Sono tenuti nel settore femminile, nel Medium B per condanne brevi e nel Medium C di massima sicurezza per condanne lunghe. Finora sono stati 430 i detenuti che hanno completato il corso.
“L’effetto sulle detenute è straordinario e ne sono stata testimone,” dice Anne Wolfson, direttrice del PEP in Sudafrica. “Nel carcere femminile una giovane donna è venuta alla prima sessione del corso con il viso svuotato di ogni colore e totalmente privo di emozioni. Sembrava proprio una persona che aveva rinunciato a vivere. Alla fine della prima parte del DVD – era la prima volta che sentiva parlare Prem Rawat – il colore riapparve sul suo viso, le guance diventarono rosate, gli occhi le brillavano. Dopo il decimo incontro mi disse che ora aveva solo un desiderio nella vita: di avere un giorno la possibilità di vedere Prem Rawat e di ringraziarlo. Il progetto l’aveva
rimessa in piedi”.
“Un’altra donna aveva avuto un buon marito e una vita comoda,” dice Rama Vallabh, che coordina il PEP nel carcere di Johannesburg. “Ma è finita in prigione perché aveva preso una brutta strada. Mentre era dentro, suo marito ha sviluppato un tumore ed è venuto a mancare. Lei non ha potuto prendersi cura di lui durante i suoi ultimi momenti, né andare al funerale. Dopo un certo tempo, si è iscritta a un corso PEP. Ha detto con molta energia come questo corso l’abbia aiutata a venire a patti con tutto quello che le era capitato nella vita.”
Valee Prema è facilitatrice del corso nel settore Medium B. Ormai ha condotto quattro corsi, in un ambiente tutt’altro che perfetto. La sua classe deve condividere la stanza con un altro corso che ha luogo contemporaneamente. “Però non è stato un problema, “dice Valee. “Si vede che la concentrazione è tanto alta che i partecipanti rispondono bene al messaggio”.
Valee ricorda in particolare un corso che ha tenuto l’anno scorso. Ha spiegato che al terzo incontro i detenuti sono arrivati al PEP ma hanno trovato che l’altra classe aveva già requisito tutti i banchi disponibili. La situazione si è fatta tesa perché era chiaro che i partecipanti al PEP volevano riprendersi i loro banchi, anche se questo avrebbe portato a una zuffa.
Poi uno dei partecipanti, Daniel, si è alzato in piedi e ha detto ai suoi compagni: “Noi non discuteremo con loro. Noi stiamo seguendo questo corso e metteremo in pratica quello che stiamo imparando. Prem Rawat ci ha detto di stare in armonia e di comprendere quello che facciamo. Quindi, andiamo tutti alle nostre celle a prenderci i nostri secchi. Useremo quelli, per sederci.” E così hanno fatto.
“Ciascuno di loro era così contento, lì seduto sul proprio secchio,” racconta Vallee. “Mi sono venute le lacrime agli occhi.” Dopo aver completato il suo corso, Daniel è diventato aiutante negli altri corsi PEP del carcere.
Alla conclusione del suo corso, Daniel ha detto tra l’altro:
“Permettetemi di esprimere la mia più profonda gratitudine a signor Prem Rawat. Il Peace Education Program è il non plus ultra di tutti i corsi. Ciò che abbiamo appreso resterà nei nostri cuori come vi fosse stato scolpito dentro.” Poi, riferendosi ai facilitatori, ha continuato: “Ragazzi, voi siete eloquenti, avete classe, e vi siete dedicati in maniera incrollabile a noi e a questo progetto. Voi eravate coscienti del fatto che ci era stata levata la nostra libertà, ma non la nostra umanità. Voi avete rimosso tutto l’amaro – tutti i pensieri relativi al male, agli assassinii, agli stupri, alle rapine e altro ancora – e l’avete sostituito con il dolce, meraviglioso zucchero della speranza, della gioia, dell’armonia, di pace, dignità, coscienza di sé, appagamento e contentezza.

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Note: le foto non sono di questo corso PEP.

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